Qui si parla di: archivi della Resistenza, archivi di impresa, archivi di partiti e personalità politiche. Ma anche di: bilanci, contratti del personale, misurazione dei servizi, sportelli virtuali.
Devo aver già scritto qualche post addietro che uno dei fatti più rilevanti del nostro piccolo mondo antico è il consolidarsi della presenza di soggetti privati nella conservazione degli archivi. Ne abbiamo già parlato con Luisa Finocchi della Fondazione Mondadori qui. Ora è la volta della fondazione di ISEC di Sesto San Giovanni che mi pare uno degli istituti più vivaci della realtà lombarda. Basta dare un’occhiata al loro sito per rendersi conto della molteplicità di funzioni svolte, della ricchezza di iniziative, del fervore di idee e via complimentando. ISEC è una fondazione che si fa carico di una funzione “pubblica”: conservare e consentire la fruizione di archivi. Ma anche libri, raccolte di periodici, oggetti, fotografie et alia et varia. Alle domande risponde Daniele, l’uomo della comunicazione.
Nel 2002 l’ISMEC, Istituto Milanese per la Storia dell’Età contemporanea della Resistenza e del Movimento operaio, si trasforma in Fondazione ISEC, Istituto per la storia dell’età contemporanea.
Le ragioni alla base della “conversione” in fondazione no-profit derivano da alcune necessità: ampliare l’ambito disciplinare e quello geografico sia per le ricerche che per le acquisizioni documentali oltre a facilitare il reperimento di fondi e finanziamenti istituzionali.
Sul vostro sito c’è un elenco puntuale dei circa centoquaranta fondi archivistici che conservate. In poche parole un profilo del patrimonio.
All’ISEC sono conservati circa 4.000 metri lineari di documenti, 200.000 stampe fotografiche, 100.000 disegni tecnici, diverse centinaia di pellicole e di ore di registrazioni audio. In particolare l’archivio conserva: carte della nobiltà milanese e lombarda, a partire dal XVI secolo, che documentano le vicende della proprietà terriera, la gestione delle colture e lo sviluppo delle prime manifatture; archivi della Resistenza, la memoria dei venti mesi di guerra partigiana; archivi personali di protagonisti della vita politica e culturale italiana, come Luigi Gasparotto, Pietro Caleffi, Arialdo Banfi; archivi di associazioni, partiti e movimenti politici, organismi sindacali del secondo dopoguerra; carte personali di lavoratori relative alle lotte e all’organizzazione del lavoro; archivi d’impresa, in particolare Archivio storico Breda, Archivio storico Ercole Marelli, Archivio storico Riva e Calzoni, Archivio storico Bastogi, Archivio storico Falck, Archivio Bottonificio Binda; e per finire gli archivi fotografici di «Voce Comunista» e della redazione milanese de «l’Unità», le pellicole di attualità e vita politica dell’emittente TRM 2.
Qualche informazioni sull’utenza: presenze annue in sala di studio, numero dei pezzi richiesti/consultati ecc. E poi, se li hai, qualche dato relativo al traffico sul sito e alle richieste di ricerca via internet.
La sala studio registra circa un migliaio di presenze all’anno. Il numero dei pezzi richiesti e consultati è variabile in funzione del tipo di ricerca ma, in media, tra archivio e biblioteca, ogni utente richiede dai tre ai cinque pezzi. L’Archivio storico Breda e il Fondo Odoardo Fontanella sono indicativamente i due archivi più consultati. Inoltre è attivo un servizio di consulenza telefonica e di invio su richiesta di fotocopie di parti di volumi, nel rispetto, ovviamente, delle normative sui diritti di copy ecc.
Il sistema di rilevazione “Webalizer” controlla tutto il traffico del sito, in entrata e in uscita, ed è in grado di restituirci dati e statistiche su: contatti, file, pagine, visite; su scala oraria, giornaliera, mensile. Nonché molte altre informazioni sui siti in entrata e in uscita, la provenienza geografica dei contatti, i browser utilizzati ecc. Per “contatti” si intendono tutte le richieste giunte al server per visualizzare gli elementi di una pagina. Dal momento che una pagina web è composta da molti elementi (immagini, testo, fogli stile, animazioni) il numero dei contatti è altissimo (e variabilissimo) per ogni pagina e quindi non è indicativo quanto, ad esempio, il dato sulle “pagine”. Con questo dato si intende il numero di pagine del nostro sito che vengono visualizzate. Tutte le pagine visualizzate da uno stesso IP, cioè, più o meno, da uno stesso computer, in un’unità di tempo sono considerate una “visita” . Per unità di tempo intendo che se tra l’ultima pagina visualizzata e quella successiva passa più di mezz’ora si considerano due “visite”. Per quanto ci riguarda, il sito registra circa 90.000 visite annue per una media di 7.500 visite al mese e 250 al giorno. Stiamo parlando di visite e non di contatti, che invece sono 2.175.075 all’anno. Non rientrano in questi numeri i naviganti che approdano alle mostre virtuali Breda, Marelli, al censimento delle fonti della RSI e, naturalmente, l’account di Flickr dove pubblichiamo una selezione del patrimonio fotografico. Le richieste di ricerca che giungono via mail sono diverse decine al mese. Soddisfiamo in tempi ragionevolmente brevi tutte le richieste di materiali (se non ancora digitalizzati i tempi si allungano un po’) e al momento è allo studio un forma di “sportello virtuale” dove gli utenti potranno in autonomia selezionare e scaricare il materiale che loro interessa senza dover ricorrere a richieste via mail o all’intermediazione degli archivisti.
Informazioni generali sulle attività di riordino e inventariazione, di catalogazione, di promozione/divulgazione: mostre, convegni, presentazioni ecc.
Le attività di riordino, inventariazione e catalogazione del patrimonio archivistico e librario sono in continuo svolgimento sia sui fondi già versati all’istituto sia sui fondi in arrivo ogni anno dai soggetti più disparati. Parallelamente a questa attività c’è quella di promozione, valorizzazione, divulgazione. ISEC utilizza tutti i canali e i media possibili per valorizzare il proprio patrimonio: mostre “reali”, di fotografie, manifesti, reperti ecc, e mostre “virtuali” on line, pubblicazione on line di documenti digitalizzati, pubblicazioni a stampa e in formato elettronico, produzione di materiali audio video e organizzazione di seminari, giornate di studio e convegni. Molto recente l’investitura ad “Archivio Economico territoriale”. Un archivio economico territoriale – il primo d’Italia è stato l’Archivio Ansaldo di Genova nel 1982 - è un’istituzione che ha l’obiettivo di tutelare la cultura del sistema imprenditoriale locale conservandone gli archivi. A questo scopo gli enti locali e nazionali con interesse a preservare le culture di impresa del territorio hanno istituito la particolare funzione di “Archivio Economico Territoriale” in modo da mettere al sicuro, tramite il salvataggio degli archivi di impresa, il patrimonio di storia, esperienze e tecnologia di impresa esposto ai rischi tipici dell’attività commerciale o produttiva. Con questa “nomina” l’ISEC sottolinea il proprio ruolo di interlocutore per aziende, imprese ed enti che vogliano versare, conservare, salvaguardare i propri archivi o richiedere consulenze archivistiche.
Dal 2000 avete pubblicato poco meno di una trentina di titoli. E’ chiara l’idea, mi sembra, riassunta dal titolo della collana “Ripensare il Novecento”, su cosa si basa la programmazione editoriale? E poi: dati di vendita?
La programmazione dei titoli cerca di dare sbocco a ricerche di giovani studiosi sui temi della storia sociale e culturale, della storia del lavoro e dell’impresa, nonché delle organizzazioni politiche e sindacali. Quanto alle vendite siamo, per così dire, nella media che fa registrare la stampa scientifica specializzata.
C’è scritto nello statuto che il patrimonio della Fondazione è dato dall’immobile dove ha sede e da denaro che, immagino, sia stato investito per garantire un certo reddito a copertura delle spese correnti. Funziona così? E comunque puoi dirmi qualcosa sul budget? Spese e fonti di copertura?
La Fondazione non ha denaro investito e lo stabile è la sede operativa. Le spese generali e di funzionamento si aggirano sui 150.000 euro, quelle per le biblioteche e gli archivi sui 130.000 mentre alle attività scientifiche e di ricerca, alle pubblicazioni e alla divulgazione divulgativa sono destinati 130.000. Come ho detto non ci sono cespiti da investimenti, mentre ci sono entrate ordinarie da parte di alcuni soggetti pubblici. Ci sono anche contributi da parte di soggetti privati.
Accanto alle attività ordinarie di conservazione, ricerca, servizio in sala studio ecc, ne esiste, immagino, una “straordinaria” di natura progettuale. Che peso ha nel budget e nell’impiego delle persone?
Circa il cinquanta per cento delle attività e relativi impegni.
Parliamo del personale. Leggo sul sito che lo staff è composto da otto persone. Tutti dipendenti?
Tutti lavoratori a progetto. Ad essere precisi ci sono sette contratti a progetto mentre il direttore e segretario generale sono volontari e non percepiscono retribuzione. Ci sono poi forme contrattuali di altro tipo, prestazioni occasionali rimborsi spese e simili, che sono riservate alle collaborazioni per attività divulgative e di ricerca. Abbiamo infine qualche collaboratore volontario, di solito studenti, stagisti, o anche semplici cittadini “simpatizzanti”, che ci aiutano in piccoli lavori di segreteria o di conservazione/digitalizzazione dei documenti. Personale d’ordine? Be’, ci sono due persone, una al mattino e una al pomeriggio, che assistono i ricercatori in sala studio e procurano i materiali, ma sono pagati dalla S.I.S.L. (Servizio Inserimento Socio Lavorativi). Poi uno dei nostri lavoratori a progetto fa anche da “manutentore tuttofare”, diciamo così.
Sempre riguardo al personale, un tempo esistevano, mi pare, dei “comandi” o “distacchi” o qualcosa di simile di docenti dipendenti dal ministero della pubblica istruzione. Esistono ancora?
Qui all’ISEC abbiamo un comandato che però proprio in questi giorni è andato in pensione. Abbiamo già fatto il concorso per il nuovo comandato ma è tutto in stallo in attesa della nuova attribuzione dei comandi da parte dell’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia, che a sua volta ne attende l’attribuzione da parte del MIUR e che procede poi all’assegnazione ai singoli istituti aderenti.
Veniamo agli aspetti della programmazione. Esiste una pianificazione annuale delle attività? Avete strumenti di verifica? Strumenti di “misurazione del servizio”?
Esiste una programmazione annuale di massima. Lo staff si riunisce con frequenza mensile per quel che riguarda le attività ordinarie. Poi ci sono riunioni di settore e incontri di studio e di progettazione. Per quanto riguarda la “misurazione” teniamo un registro delle presenze in sala studio e un registro delle richieste. Il traffico on line è misurato da un servizio di web statistiche, come ho setto sopra. Per quel che riguarda la partecipazione a mostre e convegni prepariamo dei rapporti conclusivi indicanti anche la quantità di pubblico.