Letture. La santa casta della chiesa, di Claudio Rendina.

Verso la fine del Cinquecento, in seno alle alte gerarchie cattoliche, comincia a maturare una qualche perplessità sulla dilagante caccia alle streghe condotta non solo dai tribunali di fede ma anche da quelli laici. Le perplessità non riguardano, non ancora, i principi su cui essa si fonda (l’esistenza della strega, il suo essere al servizio del Maligno ecc) quanto piuttosto le procedure con cui sono condotti i processi. Si tratta di una riflessione autentica, non semplice, non unanime, interna, come ho detto, agli ambienti più elevati del cattolicesimo, tribunale dell’Inquisizione in primis. Riflessione che culmina con la emanazione della famosa Instrutio pro formandis processibus in causis strigum … che porrà un primo argine al dilagare della caccia.

Ho fatto riferimento a questo delicato  passaggio della stroria della chiesa perchè è uno di quelli che meglio conosco avendolo indagato alquanto nel lavoro di ricerca preparatorio a La voce delle streghe. Di questo difficile e controverso percorso della gerarchia cattolica, nel libro di Rendina non c’è traccia, così come non c’è traccia di altri analoghi puntii di snodo. 

La santa casta è divisa in due parti: la prima relativa alla storia, quasi bimillenaria, dalle catacombe alle soglie della contenporaneità, mentre la seconda è dedicata alla Chiesa di oggi. Segue un interessante apparato, in appendice, riguardante la legislazione, le istituzioni, centrali, periferiche, regolari, secolari ecc., e la composita galassia associativa che le circonda.

La parte storica mi sembra che abbia subito un trattamento un pò  sbrigativo. Con una insistenza fin eccessiva sulle malefatte di un alto clero sempre scostumato e perennemente incline alla rapina. E che questa “difesa” tocchi al sottoscritto, vecchio anticlericale rabbioso, fa un pò specie. Comunque certa superficialità nell’affronatare tematiche storiche complesse sembra innegabile come sottolineano anche alcune consistenti lacune nella bibliografia.

Detto questo però, va riconosciuta all’autore l’utilità di un lavoro che ha il merito indiscusso di affrontare, a livello divulgativo, un tema spinoso come è quello della organizzazione ecclesiastica e del suo potente apparato finanziario.

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