Conferenza Nazionale. Un workshop.

Partiamo dai dati. Secondo le statistiche pubblicate da SISTAN, ripetutamente citate in questo luogo, il calo della “clientela” negli archivi statali, limitatamente al decennio 1997 – 2006, si aggira attorno al 15%. E’ opinione di alcuni colleghi, direttori di istituto, che la contrazione sarebbe ben superiore se la rapportassimo, ad esempio, alla fine degli anni Ottanta considerata una “epoca d’oro” quando, per accedere ad un posto in sala studio, occorreva mettersi in fila e prendere il bigliettino come dal panettiere. Forse sono miti. Forse no.

Non abbiamo dati invece, o almeno non abbiamo dati aggregati, sui livelli di servizio delle nostre pubblicazioni telematiche, fonti o strumenti di ricerca che siano. Può essere che i singoli siti vengano in qualche modo monitorati, se ne studi il traffico e si cerchi di capire qualcosa degli utenti “naviganti”. Ma dati di sintesi, a riguardo, non ce ne sono. E men che meno elaborazioni e studi.

L’impressione di chi scrive, suffragata da quella di altri colleghi, è che le fasce di utenza si stiano in qualche modo dilatando. Può darsi che molti ricercatori professionali conducano una parte delle proprie indagini attraverso gli strumenti on line: perché consultare un inventario in sala studio quando lo si può fare comodamente da casa? Perché richiedere in visione l’originale, che so, di una pergamena o di una mappa se la si può esaminare dal video del proprio pc?  

Può anche darsi che accanto ad un pubblico tradizionale ne stia emergendo uno di tipo nuovo. Composto da ricercatori non professionali o da semplici curiosi. Un pubblico che la difficoltà di accesso, per ragioni economiche, logistiche, di orario ecc. teneva lontano dai nostri istituti. Questa congettura trova un qualche conforto nelle crescenti richieste di ricerca via internet o nella iscrizione alle newsletter. Buona parte delle domande che vengono inoltrate tramite la pagina “contatti” di Lombardia Beni Culturali, ad esempio, evidenziano spesso un tipo di utente , come dire, scarsamente avvertito. Quel tipo di utente che, mal educato dall’utilizzo dei motori di ricerca, pretende di trovare risposte semplici e immediate a quesiti di ricerca che sono talora assai complessi e laboriosi. La sindrome di Google.

Alla newsletter di Lombardia Storica, ora sostituita da quella di Lombardia Beni culturali, erano iscritte due anni fa qualcosa come un migliaio di persone. Numero ben superiore a quello degli archivisti e degli abituali clienti degli archivi comunali lombardi.

I nostri siti insomma, pubblicando gli inventari e spesso anche le fonti, dischiudono le porte del patrimonio documentario a soggetti che conosciamo poco o niente. Soggetti che magari pongono quesiti elementari o persino risibili, soggetti che hanno fretta perchè non sono allenati ai tempi lunghi della indagine sulle fonti, soggetti che praticano la ricerca per passione e non per professione. Dilettanti della storia che hanno tutte le carte in regola per risultarci oltremodo antipatici. Barbari.

Ho descritto la situazione in termini un pò paradossali. O forse addirittura caricaturali. Al di là di questa innocente provocazione, io credo che la comunità professionale, di fronte a questi dilettanti, abbia due alternative: chiudersi a riccio o cercare di coglierne le sollecitazioni. Anche ripensando il proprio ruolo, le proprie tradizionali attività, il linguaggio, gli schemi e le modalità di presentazione degli strumenti archivistici.

Penso che la pubblicazione delle fonti, o meglio della loro riproduzione digitale, sia il terreno su cui si misurerà, nei prossimi anni, la nostra capacità di dialogo con, e di servizio verso, il pubblico. Mi correggo: i pubblici. Sia quelli professionali che quelli “amatoriali”. Con un occhio tutto speciale al mondo della scuola.

Insomma dovremo imparare a progettare e gestire campagne di riproduzione digitale; dovremo familiarizzare con gli aspetti tecnici più indigesti e trafficare con formati e risoluzioni e metadati e scale di grigio e profondità di colore; dovremo saper valutare la scelta dell’hardware e di tutti gli amenicoli software utili per la acquisizione delle immagini e per la loro pubblicazione. Soprattutto dovremo, sempre di più, interrogarci sul nostro pubblico.

Di questi argomenti e di altri ancora si discute nel workshop “Pubblicazione di fonti e ricerca storica” che lo scrivente cercherà di coordinare. A Bologna. Il 20 novembre 2009. Dalle ore 14. Intervenite numerosi.

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