I settentacinque colpi.

Mantova aprile 1792, la storiaccia è cominciata quasi per caso.

Una compagnia di giovani ebrei, a spasso per la città, si trova a battibeccare con alcuni operai cristiani. Che mal digeriscono la sfrontatezza giudea e organizzano una spedizione punitiva. A cui segue una ritrorsione dalla parte avversa. Che da vita a una controritorsione. E volano sassi. E una folla inferocita tenta di buttar giù le porte del ghetto per regolare i conti col fuoco. In un crescendo  assurdo. Solo apparentemente assurdo. Settantacinque colpi mettono fine a questa follia collettiva.

La cornice è Mantova, nobile dama carica di acciacchi e di gloria passata, che non è più la capitale dei Gonzaga ma il modesto capoluogo di una delle tante provincie dell’Impero. Una città caserma dove si coltiva il livore.

La storia del tumulto antiebraico del 1792, già nota alla ricerca, riposa insieme a molte altre nei fondi Regia Aula Criminale e Imperial Regia Delegazione Provinciale dell’Archivio di Stato di Mantova. Ma anche nell’Ar­chivio storico della Comunità Ebraica.

C’è un libro che parla di questa vicenda  e si chiama, appunto, I settantacinque colpi. Lo abbiamo scritto a quattro mani con Giuliano Annibaletti. Viene presentato a Mantova, venerdi 12 verso le cinque e mezza di pomeriggio, all’Archivio di Stato in via Dottrina Cristiana 4.

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